lunedì 1 dicembre 2008

SILENZIO. NON PENSATE... COMPRATE!

Viaggio in Giappone- Terza puntata
Il viaggio in Giappone ha anche confermato alcune tra le mie angoscie relative alla società moderna.



Dopo la prima fase del viaggio, in cui l'entusiasmo della novità mi accecava, come mi capita ogni volta in un posto nuovo, é seguita la necessità di guardare... dietro alla tenda, con l'intento di capire qualcosa di più di questo interessante paese.

Inoltre avevo sentito dire che ' il Giappone va scoperto lentamente'. Niente di più vero:
all'inizio è affascinante come una diva, o come un attore di Hollywood, (de gustibus...) e può sedurti in un attimo, con un semplice sguardo, con le sue qualità estetiche e le sue movenze eleganti. Successivamente, quando si tolgono i primi... veli (eh eh eh), dietro allo stile più elegante, le maniere più sofisticate, la più pura e perfetta armonia delle forme si nasconde un mostro. Dietro alla bellezza una mostruosità: un mondo moralista basato su regole severe, tradizioni rigide, moduli monotonici e ripetitivi, sulla sottomissione all'autorità, sull'umiliazione e sulla soppressione della personalità individuale.



ESEMPIO BANALE: IL NOREN, la tipica tenda giapponese. Le ho adorate per il design minimale fino a quando non mi hanno spiegato che sono tagliate a quell'altezza per obbligarti all'inchino ogni volta che entri in un luogo. Pazienza se fosse solo per i templi, ma invece riguarda anche ristoranti, negozi e qualsiasi luogo pubblico.



Arrivata a Kyoto, sono andata a visitare il Giardino Zen di Rocce (da sempre nella mia Lista dei Desideri) e prima di raggiungerlo mi sono seduta su una panchina a guardare il paesaggio perfetto, con il muschio spazzato e ripulito dalle foglie secche, con gli alberi potati e sagomati, con una serie di ruscelletti e fontanelle sovrastati da ponticelli e divisori di bamboo.
Un luogo strano, dove é la natura a seguire il volere dell'uomo, che la plasma e la controlla. De gustibus...
Ad un certo punto, immersa in questi pensieri, si avvicina un vecchietto che mi chiede se può sedersi sulla panchina ed io ovviamente lo invito a farlo. (Che delicatezza...chiedere se può dividere la panchina con me!) Parla inglese (molto raro) e mi racconta del suo viaggio in Italia, della bellezza delle città che ha visitato, ecc...così io, per 'par condicio', gli dico che anche Kyoto e i giardini ZEN sono bellissimi...



Mi spiega che si tratta di un luogo per la meditazione, che la natura é la divinità...Comincio a capire alcune cosette in più e vorrei fare una miriade di domande, come sempre mi accade con i 'guru' che incontro...ma non faccio in tempo perché il vecchietto, come se avesse letto nei miei pensieri, mi precede e mi dà un'altra 'chiave di lettura'. Con quell' espressione soddisfatta e luminosa che hanno sempre sul volto questi personaggi mistici mi dice:
"SILENT. NOT THINKING. This is the Zen"
"SILENZIO. NON PENSARE. Questo é ZEN."



Quindi sto zitta e non chiedo, ma annoto sul mio taccuino e ringrazio il vecchietto con il mio primo VERO inchino, inviadandolo un poco per quell'espressione di chi già sa, di chi ha già capito tutto, di chi é in pace con se stesso...
Inutile dire che per alcuni giorni quella frase occupa il mio cervello come fanno i ritornelli delle canzonette sentite per caso in radio (anche se non ci piacciono) e non solo: la uso per i messaggi sulle cartoline, la dico alla mamma al telefono, la metto su face book, su skype... Diventa il mio slogan.
Ma come la saggezza popolare insegna, c'é sempre l'altra faccia della medaglia, che da lì a poco avrei scoperto naturalmente, grazie alla mia maledetta curiosità che non mi permette alcuna illusione se non per breve tempo. Dopo alcuni giorni di attenta osservazione della cultura e della società giapponese cominciano a prendere forma gli effetti collaterali di quella bella frase (di cui cmq apprezzo ancora ora il significato puro) sulla gente. Purtroppo si rivela come un'arma a doppio taglio, un farmaco con troppe contro-indicazioni, se usato irroneamente.
Constato che anche qui, come ho visto in Cina e credo che sia anche nel resto dell'Asia, l'individuo comincia ad esistere solo come gruppo, come collettivo, la negazione dell'EGO e il trionfo della collettività é la base culturale di questi paesi. Ma l'effetto é diverso a seconda dello scopo, come dimostra la diversità tra la società giapponese e quella cinese. Continuando il confronto Cina-Giappone, quello che ha inventato uno e quello che ha inventato l'altro, come cucina uno e come cucina l'altro,ecc..., almeno da questo punto di vista, rimanendo alla superficie delle cose evidenti (Cinesi: invenzione della lingua, degli ideogrammi,della Medicina Tradizionale, dell'agopuntura, della pasta, della stampa,ecc...) senza fare inutili considerazioni soggettive sul sistema politico (de gustibus), mi sembra chiaro il risultato del confronto.

Attraverso una lunga serie di esperienze di vita, a cui si aggiunge prepotentemente quest'ultima in Giappone che rappresenta la prova tangibile delle mie teorie, mi rendo conto definitivamente che,
NON PENSANDO
non si possono prendere iniziative individualmente,
non si sviluppa personalità, gusto e senso critico,
tutti si specializzano in un unico ruolo e, se non é di loro competenza, non si prova a trovare una soluzione usando la deduzione o la logica

SILENZIO
non si riesce mai a dire 'No',
ma si dice di ' sì' in ogni caso ,
e soprattutto se é un capo a dirlo
(come i Kamikaze, per esempio).

In uno scenario simile
diventa difficile improvvisare, impossibile qualunque ispirazione, intuizione,invenzione, idea originale, creatività, talento...Non ci sono musicisti, artisti, cantanti, ballerini, poeti, attori e registi, manca la capacità di rapportarsi con l'espressività di se stessi.

In uno scenario simile
si ripetono moduli già esistenti e si copiano quelli nuovi altrove

ESEMPI BANALI
Ogni tempio é pressochè identico all'altro, ti sembra di vedere sempre lo stesso luogo, le opere artistiche sembrano sempre eseguite dallo stesso artista, qualunque sia il periodo storico, le figure sempre le stesse, gli abiti sono uniformi...




Persino cucinare é semplicemente 'assemblare' ingredienti crudi con grande stile, che si mangiano con gli occhi ma il cui sapore é sempre lo stesso, ogni cibo immerso nelle stesse salsine...


Obbligati all'uniforme per tutta la vita in qualsiasi momento -a scuola,nel business, e persino nel tempo libero si vestono con le uniformi dei cartoni animati- non si riesce neppure a sviluppare un proprio gusto e si é così uniformati anche nei pensieri e nelle azioni.




CURIOSITA': All'uscita di ogni treno o metropolitana c'é qualcuno che si inchina per ringraziarti di aver usato il treno.



Mi hanno detto che in Giappone lavorano 12 ore al giorno, e che hanno una sola settimana di ferie l'anno, escluso i Lunedì di Festa Nazionale, che sono stati probabilmente creati per allungare il weekend di shopping.
Ginza é la zona shopping di Tokyo dove l'espressione 'fashion victims' non é mai stata più vera e il weekend si ha l'impressione che questa folla incredibile di compratori abbia subito un lavaggio del cervello. Anche in Italia abbiamo questo fenomeno ma non con questa intensità e concentrazione. (Ringrazio la gente giapponese che compra tanta moda italiana e a Ginza nelweekend ho capito quando sia essenziale per la nostra economia questa mania per l'italian style).



Ma nel mezzo di questa densa folla, improvvisamente ho notato alcuni umani: una dimostrazione marciava attraverso le strade di Ginza. Non erano così tanti come i shoppers ma erano controllati dalla polizia. Ero piacevolmente sorpresa da questa minoranza... Ho chiesto in giro ai passanti/shopper di cosa si trattava, visto che i cartelli erano in giapponese, ma o mi ignoravano o facevano quell'espressione della serie' Non sono programmato a rispondere a questa domanda' . (Solo più tardi un amico mi ha spiegato che é una vera rarità una dimostrazione di protesta in Giappone) Fortunatamente ho trovato un cartello in inglese... LAVORO! Avrei dovuto indovinare...


Ecco come é stato usato questo bel concetto Zen dalla società giapponese:



DON'T THINK. BUY!
NON PENSARE! COMPRA!

Questa è per gentile concessione del mio compagno di avventure giapponesi, Antonio di Berlino, che nei giorni seguenti, quando io avevo già fatto ritorno in Europa, ha trovato questo poster pubblicitario a Tokyo ed ha fermato la folla dei passanti (solo lui poteva riuscirci!) per scattarmi la foto, perché dimostrava pienamente la mia tesi. Lo ringrazio perché almeno non mi sento solo una pazza visionaria.


SILENZIO. NON PENSARE.
oppure
PENSO QUINDI SONO.

Votate!

1 commento:

lastreganocciola ha detto...

aargh, lo zen è affascinante e surreale, e forse è difficile dire se davvero si presta di per sè a una massificazione, o se è stato massificato e strumentalizzato come tante altre cose nel mondo. Certo è che "non pensare, compra!" è una delle cose più bieche che si possano concepire.